Vedo una banana

 

Mi sono sempre chiesta cosa fosse, cosa sia e cosa sarà l’amore. A volte ricordo quelli adolescenziali, le cotte che fanno battere il cuore così forte da far materializzare i brufoli ormonali per magia, a volte ricordo quelli duraturi, il tempo di crescita di un casco di banane, a volte mi ricordo quelli impossibili: è più probabile arrivare a toccare il casco di banane con un salto senza rincorsa A volte ricordo quell’amore per cui ti senti libera e sicura, quei periodi di cura per te stessa che ti faranno diventare anche un po’stronza, per poter sopravvivere proprio alla caduta del casco di banane.

Alcune banane si vede già da fuori che sono marce, altre appena le sbucci. Poi ci sono le più infime, quelle che ti lasciano un sapore fastidioso solo all’ultimo morso. Per non parlare delle banane mosce! Quelle si sentono al tatto. E io che credevo invece che l’amore dovesse appartenere alla categoria dei mobili: sedermi e sprofondare in una poltrona comoda finendo per addormentarmi dalla noia. La fregatura è stata rialzare il culo da lì dopo anni, il che si è rivelato un tantino complicato per via di manovre poco ortodosse e per via della polvere, quella che poi diventa appiccicosa, stagnante in ogni angolo.

Ricomponendo i pezzi ho conosciuto la banana viaggiatrice un po’ abbronzata, un po’ esotica, un po’ staccata dal casco. È diventata la mia banana tipo, peccato che mi dava solo la buccia e non il cuore. Mi ci è voluto un po’ per capirlo però era da tanto che non sentivo quel trasporto, come essere rimorchiati da un fulmine, non ci capisci più niente. Quelli sono gli amori belli, ti faranno pure piangere ma sono da vivere in tutta la loro completezza.

Quando diventano un po’ più mature, alcune banane si danno all’alcool per mantenere un buon livello di potassio nel fegato: sono da sbucciare con le pinzette, prendere ciò che piace e gettare con gentilezza e cautela la scorza di piombo. Ho imparato a non dar troppo peso a tutta la digestione, godersela e fare poi un rutto di compiacimento, che ha sempre il suo stile.

Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio piatto di macedonia una banana tra le mie preferite, ecco quella storia forse non saprò come andrà a finire Ha avuto la pazienza di un elefante e la strada della sua metamorfosi è cosparsa di lucciole che spero gli indicheranno la strada per completarsi. Quando ci si sente soli, ci si dà il tempo di ragionare e decidere cosa si vuole da se stessi, anche se è difficile averlo chiaro e, come me, si passano le stagioni intere a rifletterci.

Anche le banane possono essere amiche, amicizie amorose che fruttano consigli e spalancano visioni diverse dalle proprie. Mi hanno aiutato a prendere posizioni e direzioni nella nebbia creata dalle migliaia di voci che mi confondevano, a schiarirmi i pensieri e visualizzare costellazioni familiari, a trovare un abbraccio e risate a crepabuccia il sabato sera mentre greggi di banane si chiedevano che droga avessimo assunto tranquilli ragazzi, è semplice vita che scorre nelle vene

Parlando al passato, che il futuro è tutto un mistero, si possono fare bananate di una botta e via, ci si può accontentare, si possono fare tante bananine nuove, si può fare quello che gli altri si aspettano da noi come anche no. Ma non ci si può approfittare delle persone, delle situazioni; far finta di non ricordarsene, cancellare le banane che cozzano con quelle che parlano di continuo all’orecchio ipnotizzandoci, seppellire da vivi i corpi a cui si è abbassato il volume della voce per non sentirli urlare di scappare, di prendersi del tempo per capire che grandi coppe di macedonie si stanno perdendo.

Non smetterò di farmi sentire, il canale banana è sempre attivo h24.

 

 

 

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