STATI di GRAZIA

GLI ARTISTI
Alessandra Baldoni, poetessa e fotografa
Andrea Biagioli, musicista e compositore
Azzurra D’agostino, drammaturga e poetessa
Civilleri Lo Sicco, compagnia teatrale
Claudio Ballestracci, artista visivo e scenografo
Claudia Losi, artista visiva
Ilaria Margutti, arte tessile
Sara Garagnani, illustratrice
Simona Bertozzi, danzatrice e coreografa
Rigolò, musicisti
Roberto Ghezzi, artista visivo
Teatringestazione, compagnia teatrale
LO STAFF:
Casermarcheologica | Laura Caruso, Ilaria Margutti
Teatro dei Venti | Stefano Tè

Ricerche precedenti alla residenza e
Riflessioni d’apertura

“Sfidare la fede” di Emmanuele Curti

“Testi all’arrivo” raccolta dei contributi degli artisti ospiti


APPUNTI DALLE CONVERSAZIONI

Disegno e scultura di Claudio Ballestracci

24 Febbraio 2021
Conversazione al tramonto

Domanda: «Quale beneficio trarrà la comunità di Sansepolcro e le comunità culturali allargate da questa residenza? Cosa lasciamo agli abitanti?»

«L’essere qui è già un fatto artistico. La residenza come atto di fede, ha un profondo senso politico, ma lo è solo se è dichiarato».

«E’ un atto di fede o di disobbedienza?»

«E’ testimoninanza di un “si può fare”. In realtà quello che stiamo facendo si può fare. Perché non lo abbiamo fatto finora? La testimonianza potrà essere esempio per altri, ciascuno potrà trovare la sua forma. Ma non basta solo esserci, serve comprendere e dichiarare l’intenzione. Anche se non abbiamo un esito definito, dobbiamo avere un’intenzione da cercare».

«Spazio sacro e spazio intenzionale.
Il corpo multiplo pensante,
la sapienza dei corpi».

«I corpi pensanti, memoria dell’esperienza».

«Il fatto di esserci porterà un futuro diverso solo per il fatto di averlo vissuto. Questo farà crescere anche le comunità in cui torneremo».

«Riuscire a comunicare con semplicità questa bellezza. Le cose che hanno un valore, hanno un eco, un riverbero, anche dopo tempo, dobbiamo avere fiducia in questo

«Spazio e tempo di ricerca di base, vicina alla scienza, indaga le possibilità, non stretta nei limiti degli indicatori di impatto».

«L’arte è quella cosa che perturba l’inerzia della cultura.
Arte rispetto a cultura: l’arte continua a compromettere la cultura».

«Se la sovrastruttura intorno a noi viene a mancare, che tipo di esigenza rimane del mio lavoro? La mia ricerca ha ancora senso, il mio lavoro che senso ha?».

«Io avevo bisogno di risemantizzarmi l’anima. Eravamo magneti scarichi, essere qui mi risignifica e mi riempie di energia».

Ma torna la domanda di cosa rimane;
«Lasciamo un inizio. Riconosciamo i tratti dell’impresa».

«C’è un atto in latenza».

«La narrazione di ciò  che facciamo è come un estendere l’invito che abbiamo ricevuto, a chi non è qui».

«L’isolamento, la solitudine che abbiamo provato è simile a ciò che comunque avviene ogni volta che il sistema ci espelle.
Quel sentirsi al margine però normalmente può rientrare grazie alla vita sociale di ciascuno che ci aiuta ad alimentare il desiderio.
Questo periodo ha fatto sentire tutti espulsi».

«Reinventari le proprie misure, i propri spazi dell’agire, dare valore a un tempo del fare».

«Arte e vita, in questo anno mi sono molto chiesta se serve dire qualcosa, darsi la possibiliù di non essee per forza prestanti, concedersi il silenzio».

«Io ho un punto di vista, ma il mio lavoro mi supera.
Sono al servizio del mio lavoro. Il mio lavoro parla per me».

 

Appunti video:

Sperimentazioni sonore di Andrea Carella

25 Febbraio 2021

La fede, conversazione con Emmanuele Curti

«Parola che crea fisicità
spazio».

«Fede nell’operato».

«Mettere a disposizione le immagini che sorgono».

«L’agorà spazio dell’incontro della comunità, spazio di salvezza, ma anche spazio di pericolo dove ognuno si espone all’altro».

«Come restituire il pericolo».

«Bicchieri in bilico sui sassi».

Sassi in circolo, nel mezzo la voce, canto politico».

«Cantare e danzare nello spazio di pericolo».

«Fare il fuoco dalle pietre».

«Gobetti, la colpa dell’indifferenza».

«Parole rigirate, la conversione
dette al contrario».

«Pratica maieutica del maestro che abbassa la voce per alzare l’attenzione dell’allievo
un invito anche ad avvicinarsi
però in questo momento non ci si può avvicinare e allora, fino a dove ci si può avvicinare?»

«La parola ricamata che svela una trasformazione nel retro
Cosa succede nonostante me».

«Nascondere nel testo dei gesti».

«Come nello spartito, una parola contiene il canto, la sua musica».

«Tradurre la parola in suono».

«Il mistero sta tra il segno e il suono».

«In musica non c’è scritto tutto».

«Lo spartito è come una formula fisica, finché non la sai leggere non dice nulla, appena la leggi, apre».

«Parole rigirate, non solo in orizzontale, ma anche in verticale,
parola pozzo».

«Stretta di mano,
un gesto finito».

«Mano che tende senza guardare chi stringe».

«Le mani della Cappella Sistina.
Il movimento che inganna
Le dita di Adamo e di Dio, si stanno avvicinando o si stanno staccando?»

«Patto, non solo tra gli uomini, ma anche tra uomini e natura
un patto spezzato».

«Un patto è un contratto, ma si può recedere? La fede è un contratto?»

«Un segno di pace, una stretta di mano, la mano tesa
Un patto è un affidarsi ciecamente?»

«Mistero della fede».

«Siamo affascinati da ciò che non so».

«Ignoto».

«Scomparire».

«La religione cristiana è una religione rivelata. Credo a qualcuno che è esistito che incarna sia la divinità che l’essere umano che vedo.
I bambini vivono in una sovrapposizione di stati, in cui coesistono il credere e il non credere».

«Differenza tra patto e contratto,
il patto spezzato ha reso necessario il contratto.
il contratto ha la clausola di recesso.
Nel patto c’è una rivelazione che è sovrapposizione di gesto e intenzione».

«Una mano alzata, che dice non ho armi».

«Etica».

«Agamben: il capitalismo è una religione cultuale, tutto ha senso come compimento di un culto, celebrazione di un culto senza sogni e senza grazia. Il capitalismo si affida al credito, il debito è il peccato».

«Un Dio che si fa uomo è molto più vicino, raggiungibile, diventa modello morale laico».

«Sacro».

«Inventiamoci uno spazio in cui abita il sacro».

«Corpi in tensione comune».

«I pesci che si muovono in banchi, la muta dei cani, gli stormi».

«Volumi musicali in cui i suoni si accordano».

«Raccogliere un seme del bosco che ci circonda
Avere fede che possa nascere, avere un pensiero di cura».

«La cura non solo come intervento dell’uomo, ma anche saper guardare.
La cura come passo indietro».

«Lettera agli Ebrei: la fede è fondamento di ciò che si spera ed è prova di ciò che non si vede.
La fede è comprendere tutto ciò che non si vede».

«Piccoli amuleti, conservati in una scatola di cerini.
I Lari, piccolo museo portatile, una benedizione, un dono.
Raffigurano piccoli volti umani e animali. I primi avevano bocche spalancate tra l’urlo e il canto.Il gesto insegna, i primi Lari erano incerti, titubanti, poi la manipolazione è diventata più sicura, le forme delle figure sono cambiate, sono sparite le bocche.

«Resa».

«Resa che non è smettere di credere in qualcosa, ma essere in una alterità totale».

«Spesso mi chiedo cosa è una comunità. E se le fronde del bosco hanno combattuto per me, chicco io devo diventare e prestare la mia voce (Tarkosky)».

«L’oracolo quando ti diceva qualcosa ti diceva un mistero.
Il curatore pronuncia una formula magica per curare».

«La parola quando accade, riverbera».

«Non mi interessa l’eco di me, mi interessa un riverbero. Dico una cosa e me ne ritorna un’altra».

«Non ho nessuna certezza che ci sia una comunità, sono certa del riverbero uno per uno, un lettore, uno spettatore, uno sconosciuto».

«Senza mettersi nella condizione di risolvere il bisogno di un altro. Siamo tutti senza mandato».

«Darsi da fare per qualcosa di cui non si sa se ce n’è bisogno (per tornare a cosa lasciamo a Sansepolcro)».

«Ricordati di quanta tenacia ci è voluta per decifrare la mappa dentro le parole.
Scrivi perchè nulla è difeso e la parola bosco trema più del bosco. (Antonella Anedda)».

«Ma anche il silenzio, può essere orizzontale e verticale».

«Uno spazio intenzionale, liturgico, è pensato per accogliere il silenzio».

«La grazia può esistere senza fede?».

«Ricerca di parole luminose, raccolta, attesa, essere abitati, senza pretendere di restituire quello che mi ha abitato».

«Creare il sacro, fare sacro, sacrificio che però comporta una resistenza».

«Resistività di superfice, capacità degli insetti di rimanere sull’acqua che dipende forza di coesione».

«Sacro è il recinto, è il luogo entro il quale costruire un patto, costruire il silenzio, pronunciando parole».

«Affidare il corpo».

«Darsi.».

***

Ci dividiamo in tre Aree di fatto:

Spazi di pericolo.

Il sacro e lo spazio.

Parole pozzo.

Appunti Video

In cerca di equilibrio, Claudio Ballestracci, musica di Andrea Biagioli

hai fede? di Andrea Biagioli… esperimenti

sperimentare l’acqua – Jenny e Claudia

concludere con la voce del vento, Jenny e Giovanni 

26 Febbraio 2021

Colloquio con Virgilio Sieni e Simona Bertozzi | non-riassunto

Fede e corpo

Il corpo come evento

Nutriamo e coltiviamo la speranza che la fede si realizzi in qualcosa

Per chi ha fede, non serve per forza che qualcosa si realizzi

Lo spazio tra Adamo e Dio è uno spazio tattile, quella del mistero, che è bene che non emerga (Agamben), perchè annuncia l’apparire del nascosto inesauribile.

Mistero e gesto, sono entrambi inesauribili.

Il gesto abitudinario parte dall’intenzione e arriva all’obiettivo, è un gesto economico, un metodo della specie di adattarsi al mondo.
L’inesauribilità del gesto viene dalla natura di esseri viventi che hanno bisogno di abituarsi alle cose, ma sono anche capaci di creare novità.

Poi ci sono i gesti, cosiddetti astratti, ma dal momento che riguardano i corpi, sono tutt’altro che astratti.

Nel momento in cui risuona in me ciò che sto guardando, si realizza una sorta di sospensione, uno stato in cui per un attimo non graviamo più.

Lo spazio tattile tra le due dita di Michelangelo corrisponde allo spazio tra le mani del Cristo del Battesimo di Piero della Francesca, i palmi delle mani sono appena allontanate, creano una sospensione.

Il contatto, arriva ben prima di toccarsi.
Resistere al contatto.

Lo spazio tattile ci comprende tutti.
Il corpo esiste perché esiste perché c’è uno spazio

Spazio, natura, le cose, il corpo

La spontaneità del gesto, la vita nasce dallo spostamento che le cose subiscono nella caduta.

L’arte sposta. Crea novità, destabilizza i facilitatori di confort, destabilizza la routine.

Necessità di immersione nel corpo, come azione non finalizzata.
Costruire relazioni
Creare ordini di parentela inediti, non consanguinei ma per mescolanza (Emmanuele Coccia).

Tavola anatomica di Diderot, i contorni sono sfumate, si contamina con l’esterno.
Corpo cosmico, che crea possibilità.
La fede come dimensione di possibilità.

La prossimità non come tocco, ma come possibilità.
La mescolanza.
Il movimento come processo, elaboriamo e introiettiamo geometrie.

Sfumare i contorni
Corpo in continuo stato creaturale, aurorale, che prende vita nel respiro e che incede nell’incompletezza.
Stato di quiete che è vibrante animalità.

Corpo che è nell’apertura.
E’ un sentire che è al contempo sentirsi.
Un tempo che si sente spazio.
Una necessità che si dà nella contingenza.
Corpo cosmico.

 

27 Febbraio 2021

Il giorno prima di ritornare

Esercizi mattutini per prepararsi alla restituzione della Fede

Alberi cavi suonati da Jenny e Giovanni

Vanitas Vanitatum, di Claudia Losi

Formicafede, di Claudia Losi

La prova di ciò che non si vede di Giovanni Trono

Jennyscream, composizione di Andrea Biagioli

Licheni, disegno di Sara Garagnani


I licheni disegnano geografie nel ventre del bosco,
testo “Ricorrenze” di Alessandra Baldoni


FAVOLA BREVE
di Civilleri Lo Sicco

In fila indiana.

Pietre come monete appesantiscono le tasche.

Il Folle le usa per segnare il sentiero

e aver fede finché ricorderà la strada di casa.

L’occhio lunare che sempre osserva illumina il cammino. E sorride.

Il Folle si guarda indietro

e abbandonato il passo

vola

in caduta.

GETTARE UNA FUNE
di Civilleri Lo Sicco

Prego

Prego per la semplicità

E la balbuzie

Prego per la stupidità

che ci accompagni verso lo stupore

Amen

 

La maldestra necessità dell’uomo di essere così ingombrante.

Perché non riesce a farsi timido, finito?

A considerare la sua bellezza come qualcosa che non gli appartiene?

A considerarsi pausa e silenzio.

Respirare, deglutire come qualsiasi creatura.

Cosa insegna Natura?

Forse che tutto continua oltre Te

che i corpi sono cibo per altri corpi

che gli argini si sgretolano malgrado i recinti

che il bianco si sporca

che il sacro viene profanato dallo scorrere del tempo per ricreare altri Templi,

per altri Dei, per un Dio che non era il tuo Dio.

Che

Diciamocelo

Non aveva alcun valore

Se

Egoistico

Presente

 

Testo e immagine di Claudia Losi

 

 
Foto di Alessandra Baldoni
Porto le dita alla bocca
la fede è una brocca rotta
che l’acqua sciupa