Arcipelaghi terrestri | Marco Tagliafico

CasermArcheologica | 26 settembre / 29 novembre 2025

La mostra Arcipelaghi Terrestri  raccoglie tre cicli di opere di Marco Tagliafico, più che un percorso cronologico è un viaggio dentro a un processo: quello dell’ascolto, dell’attesa e della trasformazione.
Il suo lavoro nasce da un gesto di attenzione minuziosa, capace di cesellare il tempo e di accogliere l’imprevedibile. Ogni opera è un incontro tra controllo e abbandono.

La preparazione dei materiali si intreccia con l’imprevedibilità della luce, della pioggia, dell’umidità, della chimica stessa.

Blu profondi, superfici che si aprono come geografie incerte, immagini che si ripetono e mutano incessantemente, ciò che appare è sempre parziale, fragile, ambiguo. Eppure, proprio in questa ambiguità si apre la possibilità di un dialogo con ciò che non si conosce.
Tagliafico costruisce paesaggi che sembrano custodire una memoria ancestrale, frammenti di un cosmo interiore e terrestre insieme, dove ogni dettaglio diventa varco verso qualcosa di più grande.

Il suo è un lavoro che restituisce dignità all’attesa, alla lentezza e al silenzio.
Le opere chiedono di fermarsi, di guardare con attenzione, di lasciarsi interrogare. Ogni ripetizione diventa un respiro, ogni variazione una preghiera laica che si avvicina al ritmo della meditazione.

Arcipelago

Distribuite in tutte e tre le sale della mostra a CasermArcheologica, sono esposte le opere della serie Arcipelago. Tagliafico le definisce “sculture da parete”. Lavori stratificati, realizzati con supporti in legno, stampe ai sali d’argento e pittura su vetro.

Alla base c’è sempre la fotografia di uno stesso paesaggio, scattata con lo smartphone e stampata in camera oscura con il procedimento invertito della solarizzazione (da positivo a negativo), che genera effetti di imprevedibilità. Sopra la stampa interviene con la pittura acrilica su vetro, che ogni volta reinventa il paesaggio sottostante.

Il meccanismo si oppone all’uso comune della fotografia digitale difronte a un paesaggio iconico, davanti al quale milioni di persone producono milioni di immagini molto simili tra loro scattate tutte dallo stesso punto di vista; qui, al contrario, da una sola fotografia nascono infinite variazioni manuali e immaginative. Ogni opera diventa quindi un invito a dubitare delle immagini, a non fermarsi a ciò che lo “schermo” mostra, ma a cercare ciò che si cela dietro.

Il colore gioca un ruolo centrale. Le sfumature controllate in camera oscura dialogano con le variazioni cromatiche lasciate al caso, il paesaggio si trasforma continuamente.

Arcipelaghi diventa così una meditazione sullo sguardo, sul dispositivo e sulla necessità di rallentare l’osservazione.

Corpi celesti (meteoriti/minerali)

Un secondo nucleo è rappresentato dai Corpi celesti.
Sono sculture che ricordano meteoriti spezzati o minerali sezionati. All’interno delle loro fratture emergono forme e colori che sembrano autentici, ma che in realtà nascono da un processo tecnico e poetico insieme.

Il nucleo è creato con composti fotosensibili usati per la cianotipia, mescolati al gesso umido ed esposti alla luce del sole. La luce innesca reazioni chimiche che lasciano tracce imprevedibili, simili alle venature dei minerali. Una volta ricoperti da nuovi strati di gesso, i nuclei restano intrappolati come fossili, continuando lentamente a trasformarsi.

Il risultato è ambivalente: sculture che sembrano frammenti caduti dal cielo, ma che rivelano la loro natura artificiale solo a uno sguardo attento. La superficie grezza, quasi craterica, contrasta con le sezioni interne levigate, in cui lo spettatore si aspetta di trovare un bagliore minerale.

Anche qui ritorna la dimensione rituale della ripetizione, piccole varianti che costruiscono un ritmo. Guardare questi corpi significa rallentare, avvicinarsi, perdersi nei dettagli. È un’arte che chiede attenzione, che simula i processi naturali e al tempo stesso rivela la loro costruzione artificiale.

Rivolgersi al cielo

Il terzo ciclo, di cui la mostra presenta due opere (una nella prima sala e una nell’ultima), è intitolato Rivolgersi al cielo. Qui Tagliafico lavora con tessuti imbevuti di soluzioni fotosensibili, esposti all’aperto e lasciati interagire con il tempo atmosferico. Le tele registrano pioggia, vento, variazioni di luce: il cielo imprime la sua traccia sulla superficie.

Il processo unisce controllo e abbandono: l’artista può decidere la preparazione dei materiali, ma l’esito è affidato all’imprevedibilità degli elementi. Alcune opere conservano le gocce della pioggia, altre rivelano gradazioni di colore nate dall’umidità o dal sole.

Rivolgersi al cielo ha un significato duplice: fisico, perché le tele sono orientate verso l’alto, e simbolico, come gesto di speranza e di ricerca di un dialogo con l’ignoto. Guardare il cielo diventa un atto di fiducia, un modo per accogliere ciò che non si può spiegare.

Con la mostra Arcipelaghi Terrestri, la materia diventa specchio dell’umano, ciò che vediamo non è mai definitivo, ma sempre in trasformazione. Le opere ci parlano della necessità di fermarsi, di guardare meglio, di accettare l’ambiguità come parte del reale.

Tagliafico, attraverso la ripetizione, la luce, l’acqua e il tempo, ci invita a pensare che l’arte non è mai semplice rappresentazione, ma possibilità di comunicare con ciò che resta invisibile e imprendibile. È un atto di resistenza alla distrazione, un invito a entrare in dialogo con l’ignoto.

MARCO TAGLIAFICO
Arcipelaghi terrestri
Dal 26 settembre 2025 al 29 novembre
UN PAESAGGIO DI IMMAGINI DA ATTRAVERSARE

Con Arcipelaghi terrestri, Marco Tagliafico usa la fotografia come materia sensibile, luogo di apparizione, campo di tensione tra visibile e invisibile. Le opere della serie Arcipelago nascono da una singola immagine fotografica stampata ai sali d’argento scattata con uno smartphone. Ogni copia è modificata attraverso l’intervento di vetri dipinti a mano, che introducono variazioni cromatiche e percettive, generando così una costellazione infinita di visioni possibili.

Le installazioni a terra, realizzate per l’occasione della mostra a CasermArcheologica, ribaltano lo sguardo e ci invitano a “rivolgerci al cielo” restando ancorati al suolo, teli sensibilizzati con liquidi fotosensibili, stesi come rilievi cartografici.

In questa alternanza tra immagini sospese e oggetti concreti, tra trasparenze e stratificazioni, si gioca una riflessione poetica sulla fragilità della visione e sul bisogno umano di orientamento, anche in un mondo sempre più rarefatto e immateriale.

L’esposizione fa parte del nuovo ciclo espositivo promosso e sostenuto da Fondazione CR Firenze, a sostegno delle pratiche artistiche contemporanee nel territorio toscano, e prosegue la ricerca curatoriale di CasermArcheologica sul rapporto tra arte, spazio e processi di trasformazione collettiva.

La mostra nasce in collaborazione con Arteam, come esito del premio Arteam Cup 2023, che ha visto Tagliafico vincitore assoluto e ospite in residenza presso CasermArcheologica.

L’ARTISTA

Marco Tagliafico (1985) lavora tra fotografia, installazione e immagine sensibile. La sua ricerca interroga la materia dell’immagine come superficie di apparizione e stratificazione del tempo.

Vive e lavora ad Alessandria. Ha studiato lingue orientali e si è formato nel master di Fondazione Modena Arti Visive. Il suo lavoro è stato esposto in diverse mostre tra le quali: Ligne(s) de Mire (Bonisson Art Center, 2025), As Islands (Castel Belasi, 2024), BLA Berlin (Kunstquartier Bethanien, Berlino, 2023) Boiling Projects (Fondazione Oelle Catania, 2020), Da Guarene all’Etna (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Guarene, 2019), 10 years old (Foro Boario Modena, 2017). Nel 2024 vince il premio Arteam Cup, nel 2023 vince il premio MZ Costruzioni ad Art Verona, nel 2021 vince il premio New Post Photography al Mia Fair. I suoi lavori sono presenti in diverse collezioni. Nel 2023 è stato vincitore assoluto dell’Arteam Cup, grazie alla quale ha realizzato diversi di progetti.

INFO MOSTRA

Titolo: Arcipelaghi terrestri

Artista: Marco Tagliafico

Inaugurazione: venerdì 26 settembre 2025, ore 18.00

Sede: CasermArcheologica, Palazzo Muglioni, via Aggiunti 55, Sansepolcro (AR)

26 settembre – 29 novembre 2025