Mostra personale di Giulio Giustini
A cura di Chiara Lorenzetti
A CasermArcheologica, a Sansepolcro, è in corso L’eco di un battito, mostra personale di Giulio Giustini, a cura di Chiara Lorenzetti, visitabile fino al 30 gennaio 2027.
La mostra segna il ritorno dell’artista nel territorio in cui è cresciuto, a dodici anni dalla sua partecipazione alla collettiva Art Quartet, presentata nel 2014 negli stessi spazi. Originario di Citerna, Giustini vive e lavora a Berlino dal 2015, dove ha sviluppato una ricerca che attraversa pittura, fotografia, installazione e sculture indossabili.
Il ritorno in Valtiberina diventa l’occasione per presentare una restituzione articolata del percorso artistico e concettuale maturato negli anni, mettendo in dialogo due dimensioni geografiche e culturali apparentemente lontane. La distanza dal territorio d’origine non rappresenta una frattura con il passato, ma una nuova prospettiva attraverso cui ritrovare e rielaborare immagini, memorie e riferimenti visivi legati ai luoghi della propria formazione.
Il titolo L’eco di un battito racchiude questa tensione: un impulso primordiale e vitale che lascia una traccia, destinata a continuare a risuonare nello spazio e nel tempo, anche oltre la distanza geografica. È un richiamo alle origini, ma anche alla possibilità che ogni esperienza generi nuove forme e nuovi significati.
Berlino e Sansepolcro: due luoghi in dialogo
Un elemento centrale della mostra è il rapporto tra CasermArcheologica e la Kunstfabrik HB55 di Berlino, luogo in cui Giustini lavora dal 2020. Situata nel quartiere di Lichtenberg, a Berlino Est, la HB55 è uno storico complesso di archeologia industriale nato all’inizio del Novecento come fabbrica di margarina e successivamente riconvertito in un centro dedicato alla produzione artistica, con atelier e spazi di lavoro per artisti.
Per Giustini, la HB55 non è soltanto uno studio, ma un organismo in continua trasformazione: un laboratorio in cui cultura, vita quotidiana e lavoro artigianale convivono. Una dimensione che trova una particolare corrispondenza negli spazi di CasermArcheologica, ospitata nell’ex Caserma dei Carabinieri di Palazzo Muglioni, edificio rinascimentale che già alla fine dell’Ottocento era stato destinato da Minerva Muglioni a salotto culturale.
Entrambi i luoghi sono il risultato di processi di recupero e rigenerazione di spazi dismessi, tornati a vivere attraverso la cultura e la produzione artistica. Nel dialogo tra queste due architetture Giustini riconosce quello che definisce un «rinascimento metropolitano»: una sintesi in cui la misura, l’equilibrio e la sospensione della tradizione rinascimentale della Valtiberina incontrano la libertà formale, la sperimentazione e le sollecitazioni della metropoli tedesca.
Anche l’allestimento segue questa suggestione: CasermArcheologica si trasforma idealmente nell’atelier dell’artista, accogliendo opere, materiali e differenti momenti della sua ricerca.
Il percorso espositivo: forme, corpi e visioni
Il percorso si apre con Undici anni dopo, un assemblaggio in legno e pittura acrilica nera che assume la forma di una serratura sovradimensionata. Un’immagine che richiama l’idea di accesso e passaggio, introducendo il dialogo tra Berlino e Sansepolcro, tra due momenti della vita dell’artista che continuano a intrecciarsi.
La ricerca fotografica è rappresentata dal ciclo Blueskin (2024), composto da opere come Autoritratto, Berlin, Lui, La chiave e La notte obbedisce. Le fotografie ritraggono corpi differenti immersi in una luce blu profonda e satura, ispirata alle atmosfere cromatiche dei club berlinesi. Il colore trasforma la percezione dell’epidermide e allontana i soggetti dalla loro rappresentazione quotidiana, collocandoli in una dimensione sospesa e atemporale, in cui età e storie personali sembrano incontrarsi.
Nelle opere pittoriche Il terzo suono e L’uomo moderno, l’artista indaga invece corpi maschili anziani, colti in atteggiamenti di intimità e abbandono. La pittura in bianco e nero restituisce una materia intensa e fragile, nella quale emerge il riferimento alla ricerca di Alberto Burri.
Un altro nucleo di lavori è dedicato alla decontestualizzazione degli oggetti quotidiani. In Come si risponde al vuoto e L’istante prima, una comune busta di plastica viene sottratta alla propria funzione e rappresentata mentre fluttua sopra paesaggi brulli o superfici marine scure. Un oggetto ordinario diventa così un’apparizione enigmatica: la sua presenza sospesa trasforma il vuoto circostante in uno spazio carico di tensione emotiva.
Il tema del volo attraversa una parte significativa della produzione di Giustini e trova negli uccelli una delle sue immagini più ricorrenti. Entrato nella ricerca dell’artista durante il periodo di isolamento del 2020 a Roma, questo motivo si sviluppa in un gruppo di opere che comprende La resistenza, tela circolare in cui un colombo attraversa il cielo trascinando un nastro bianco, e L’eco di un battito, opera manifesto realizzata su un lenzuolo bianco, nella quale un uccello plana verso una mano protesa.
In Mare nero ed Esodo, i volatili sorvolano superfici scure, simili a plastiche modellate in onde increspate. In Untitled, opera ancora in progress, un volatile porta nel becco un’antica chiave. Il percorso si conclude idealmente con Esercizi di disobbedienza, in cui un uccello si allontana sorvolando una rete metallica squarciata. Un’immagine di apertura e liberazione che suggerisce come la libertà non sia una condizione acquisita una volta per tutte, ma una pratica da esercitare continuamente.
Le sculture indossabili: tra geometria e materia
La mostra dedica infine uno spazio alla serie delle Sculture indossabili, gioielli che superano la dimensione dell’accessorio per diventare piccoli oggetti plastici e scultorei.
Realizzate con materiali di derivazione industriale, queste opere si distinguono per linee essenziali, geometrie e volumetrie definite. La tradizione della geometria rinascimentale incontra materiali contemporanei come resina epossidica, cemento polimerico, PVC, marmo fluido e jesmonite. Il risultato è una ricerca che mette in relazione artigianalità e innovazione, dimensione corporea e sperimentazione materica.
Con L’eco di un battito, Giulio Giustini costruisce un percorso che attraversa luoghi, linguaggi e materiali, restituendo la complessità di una ricerca in cui il legame con le origini continua a trasformarsi attraverso l’esperienza. La mostra diventa così uno spazio di incontro tra passato e presente, memoria e possibilità, in cui la distanza non interrompe il dialogo, ma contribuisce ad alimentarlo.
Informazioni sulla mostra
L’eco di un battito
Mostra personale di Giulio Giustini
A cura di Chiara Lorenzetti
- Periodo: 31 ottobre 2026 – 30 gennaio 2027
- Sede: CasermArcheologica, Via Aggiunti 55, Sansepolcro (AR)
Orari di apertura
- Dal lunedì al venerdì: 10.00–18.00
- Sabato: 15.00–19.00
La mostra rientra nei progetti espositivi di CasermArcheologica sostenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.
