SCATOLA DOPO SCATOLA

Racconto di: Eleonora Marangoni

Foto: Silvia Noferi

Dentro Caserma, quel giorno di settembre, era tutto un vociare, un andare su e giù per le scale, fuori e dentro le stanze, tutto intorno al cortile. C’era un artista francese, Olivier Grossete, arrivato da Marsiglia con il suo assistente Christophe Goddet. I due collaborano ormai da vent’anni, e girano il mondo costruendo strutture monumentali effimere. Non lo fanno da soli, ma aiutati dal pubblico, che è quindi a tutti gli effetti parte attiva dell’opera. La residenza a Sansepolcro era la prima del 2020 dopo il lockdown, e insieme a loro, quel giorno, loro c’erano adulti e ragazzi, habitués, turisti e curiosi. Biturgensi e anghiaresi, citti e signore di mezza età coi nipotini, e perfino un signore che era uscito a portare a spasso il cane e si era ritrovato lì per caso. Tutti erano lì per inseguire la stessa visione: una torre in cartone di quindici metri. « Cinquecento chili più scotch ». Scatola dopo scatola, un pezzo per uno, un piano alla volta.

“Un, due, tre”, gridava Grossetete ogni volta che ci si preparava tutti insieme a sollevare la struttura per issare un nuovo piano. Il rumore del nastro srotolato all’interno della corte del palazzo ricordava il suono delle sartie di una barca, e chi era lì lo sa: l’impressione non era quella di partecipare a un gioco, ma di essere parte di qualcosa.


 « Caserma è tutto quello che non so », ha detto una volta Cecilia, una delle ragazze che questo posto lo frequentano da tempo, e conoscono il fascino e i misteri di uno spazio che non è mai vuoto, delle sue stanze eterne eppure pronte a cambiare di continuo. Dagli incantesimi della sala rosa, ai segreti delle stanze del canestro, che insieme ai ricordi affastellano oggetti, frammenti, echi lontani, qui ogni spazio è diverso e unico nella sua anima e nella sua storia.

Respira seguendo un suo tempo, che prescinde da quello del borgo in cui si trova, dalle stanze che gli sono accanto, da quello che tra quei muri accade, ricorda o aspetta. Le stanze di caserma sono anime antiche, e insieme figlie del tempo, custodi e testimoni di momenti e di riti di passaggio. Sono luoghi saggi, eppure sempre entusiasti: di un nuovo inizio o di un suono imprevisto.